Dimmi cosa mangi e ti dirò che batteri hai nel tuo intestino

Dimmi cosa mangi e ti dirò che batteri hai nel tuo intestino

Una dieta ricca in fibre alimentari (sia del tipo solubile che insolubile) tende a selezionare un microbiota intestinale Tipo 2 Prevotella (che rappresenta l’enterotipo prevalente nelle popolazioni africane).

Una dieta povera di fibre e ricca di carne e latticini tende a selezionare un microbiota di Tipo 1 Batterio (che rappresenta invece l’enterotipo dominante negli abitanti dei paesi industrializzati).

Si è dimostrato che anche un aumento della quota di grassi vegetali nella dieta è in grado di spostare gli equilibri delle famiglie batteriche in favore del Tipo 2 Prevotella.

Nei soggetti obesi?

Può essere interessante sottolineare che nei soggetti obesi si osserva un quadro caratterizzato da una modificazione relativa del microbiota in favore di una tipologia di batteri definiti Firmicuti .

Questi hanno la particolare capacità di aumentare al massimo le capacità di assorbimento energetico da parte dell’intestino diminuendo al minimo la quantità di calorie espulse con le feci.

Questa tipologia di batteri pare venga selezionata da diete ricche in calorie provenienti da:

  • carne
  • latticini
  • grassi vegetali idrogenati

ed estremamente povere di fibre, ed è stata associata allo sviluppo di obesità e malattie metaboliche.

Lo studio

Il tipo di dieta seguita da un popolo influisce in maniera quasi inconfondibile sul suo microbioma. [Schnorr, Stephanie L et al. 2014].

Lo studio ci mostra che nelle popolazioni Hadza di cacciatori-raccoglitori della Tanzania i Bifidobatteri, che noi europei consideriamo un caposaldo di un microbiota intestinale salutare risultano pressochè assenti.

Viceversa nel loro intestino si ritrovano elevate quantità di batteri del genere Treponema che nei paesi occidentali si trovano sempre associati a malattie infiammatorie intestinali, laddove invece per l’intestino degli Hadza risultano essere assolutamente inoffensivi.

Fatte salve queste curiosità scientifiche, tutti questi studi dimostrano che la dieta migliore da seguire se si vuole cercare di selezionare quei batteri che paiono essere i più salutari per l’uomo dovrebbe includere molte fibre alimentari e grassi vegetali naturali (sia saturi che insaturi, come cocco, avocado, noci miste etc.).

Inoltre dovrebbe essere sufficientemente variata, in quanto alla varietà della dieta corrisponde una maggiore diversità del microbioma e si è visto che la diversità nel microbioma è un indicatore di salute.

Quali sono i vegetali fibrosi?

Volendo svolgere un’adeguata campagna di educazione alla salute, sarebbe pertanto opportuno reintrodurre nella dieta abbondanti porzioni di vegetali fibrosi.

E quando parliamo di “abbondanti” si intende che oltre la metà dei cibi consumati ogni giorno dovrebbe essere costituita da questi alimenti.

Mi riferisco a cibi quali:

  • carciofi
  • cardi
  • finocchi
  • barbabietole
  • cipolle
  • porri
  • piselli
  • cavolini di Bruxelles
  • pastinache
  • carote
  • kiwi
  • mele
  • prugne
  • fichi
  • mandorle
  • nocciole
  • cereali integrali

Questi sono tutti alimenti che non dovrebbero mai mancare nei nostri piatti se vogliamo essere sicuri di mantenere in salute i nostri batteri migliori.

Vi prego di notare che questi sono tutti alimenti che curiosamente abbondano nelle diete tradizionali delle popolazioni provenienti dalle Blue Zones, mentre sono raramente presenti nelle diete occidentali.

È proprio la progressiva scomparsa della fibra vegetale e dei grassi vegetali naturali (che non hanno subito processi artificiali di idrogenazione) dalle tavole degli abitanti dei paesi maggiormente evoluti ad essere ritenuta una delle cause principali di alterazione del microbioma umano (insieme all’abuso di farmaci antibiotici) da cui originano poi le cosiddette malattie del progresso.

E l’anello di congiunzione pare essere costituito dall’alterazione di quella complessa serie di segnali metabolici che vengono inviati dai batteri alle cellule intestinali e da cui dipende una complessa serie di meccanismi di retroazione che vanno a influire su un’enorme quantità di reazioni metaboliche.

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