Chi mangia troppo non ricorda, ma se beve un po’….

Chi mangia troppo non ricorda, ma se beve un po'....

L’obesità indebolisce la capacità di memorizzare nuove informazioni riducendo, tramite un meccanismo epigenetico, l’attività di un gene che si chiama Sirt1.

La scoperta dei ricercatori dell’Università dell’Alabama

La scoperta è stata compiuta da un gruppo di ricercatori dell’Università dell’Alabama, negli USA, ed è stata pubblicata sul Journal of Neuroscience.

Una persona si può definire obesa se ha un Body Mass Index, ovvero uno specifico rapporto tra peso e altezza per brevità indicato con la sigla BMI, superiore a 30.

Diversi studi epidemiologici e clinici indicano che l’obesità è un fattore di rischio per il declino delle facoltà cognitive e, in particolare, per il deterioramento della memoria.

Lo studio pubblicato sul British Medical Journal

Ad esempio, nel 2005 il British Medical Journal ha pubblicato uno studio in cui più di 10000 persone di ambo i sessi sono state studiate per circa 20 anni.

Lo studio ha indicato che se si è sovrappeso (BMI compreso tra 25 e 30) tra i 40 e i 45 anni d’età il rischio di andare incontro a demenza è aumentato del 35%. Sale del 74% se si è obesi.

Il dato è stato confermato da un’altra ricerca pubblicata su Neurology qualche anno dopo e condotto su più di 8000 gemelli, anche se ha suggerito che i fattori genetici possono svolgere un blando ruolo protettivo. A fronte di questi convincenti dati, le cause della oramai assodata correlazione tra obesità e declino cognitivo sono rimaste fino ad oggi sconosciute.

È stato ipotizzato” spiega nell’introduzione Frankie Heyward, prima firma dello studio “che alla base del legame tra obesità e declino della memoria vi fosse un meccanismo di metilazione del DNA, ovvero una trasformazione epigenetica del DNA che consiste nel legame con molecole di metile, un composto formato da un atomo di carbonio e tre di idrogeno.

Noi abbiamo voluto verificare tale ipotesi confrontando sia il DNA che il tessuto nervoso prelevati da topi obesi e da topi con un peso normale“.

Il gene Sirt1

In questo modo, i ricercatori americani hanno osservato che l’obesità induce la metilazione di un gene chiamato Sirt1 e la cui attività garantisce il corretto funzionamento dei neuroni dell’ippocampo, una regione del cervello che si trova nel lobo temporale ed è fondamentale per la memorizzazione di nuove informazioni.

La metilazione del gene Sirt1” precisa Frankie Heyward “si traduce in una ridotta attività del gene e in un deficit di memoria.

Inoltre, abbiamo scoperto che la somministrazione di resveratrolo (fenolo non flavonoide rinvenuto nella buccia dell’acino d’uva), una molecola capace di riaccendere il gene Sirt1, ripristina le capacità di memorizzazione dell’ippocampo”.

Lo studio non soltanto sottolinea l’importanza della prevenzione e della cura dell’obesità, ma suggerisce anche nuove strade terapeutiche per il declino cognitivo che può essere causato dai chili di troppo.

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