Sovrappeso e obesità in età evolutiva
a cura del Prof. Giorgio Pitzalis
Sovrappeso e obesità in età evolutiva. L’obesità è considerata un fattore di rischio per varie malattie e la sua incidenza è triplicata in tutto il mondo dal 1975.
Il sovrappeso è definito come un BMI pari o superiore all’85° percentile e inferiore al 95° percentile per bambini e adolescenti della stessa età e sesso.
L’obesità è definita come un BMI pari o superiore al 95° percentile per bambini e adolescenti della stessa età e sesso.
Gli esperti stimano che il numero globale di bambini e adolescenti in sovrappeso e obesi raggiungerà i 294,1 milioni entro il 2030 (OMS).
I bambini in sovrappeso o obesi possono avere problemi di salute come disglicemia, ipertensione, dislipidemia, steatosi epatica non alcolica e apnea notturna ostruttiva, nonché lo sviluppo di disturbi cardiovascolari e vari tumori, il tutto con una salute mentale compromessa e una qualità della vita ridotta.
Di conseguenza, l’obesità infantile ha profonde implicazioni e rappresenta una minaccia per la salute di un adulto.
Gli interventi di modifica del comportamento vengono sempre più forniti come interventi di salute mobile (m-health), utilizzando app per smartphone e dispositivi indossabili.
Si ritiene che supportino comportamenti sani a livello individuale in modo a bassa soglia.
Consideriamo che gli adolescenti sovrappeso/obesi possono adottare pratiche non salutari per perdere peso, come saltare i pasti, usare pillole dimagranti o lassativi e indurre il vomito.
È importante che i pediatri valutino l’adolescente sovrappeso o obeso per questi e altri comportamenti correlati, ed esaminino il grafico di crescita per individuare prove di un declino più rapido del previsto dell’IMC.
Un approccio sanitario centrato sul paziente
È fondamentale il tipo di approccio sanitario al problema.
È indispensabile uno stile di consulenza incentrato sul paziente, che identifica e rafforza la motivazione del paziente stesso al cambiamento.
Il pediatra guida le famiglie nell’identificazione di un comportamento da cambiare, in base a ciò che il genitore o il bambino ritengono importante e realizzabile.
Il successo si ottiene quando la famiglia cambia il comportamento selezionato, che potrebbe essere nutrizionale (es. ridurre le bevande zuccherate), aumentare l’attività fisica, o impegnarsi in altri comportamenti, come mangiare insieme o migliorare l’igiene del sonno.
I passaggi fondamentali:
- Il processo di coinvolgimento: serve un buon rapporto medico/genitore/bambino. I fallimenti spesso derivano da una disconnessione tra pediatra e caregiver.
- Il processo di focalizzazione: il cambiamento deve essere una decisione condivisa dalla famiglia. Dai 6 ai 12 anni il controllo si sposta progressivamente dal caregiver al bambino.
- Il principio di evocazione: è efficace motivare l’adolescente facendo leva sui suoi interessi (es. prestazioni sportive, socialità, autostima) anziché sulle conseguenze a lungo termine.
- Il processo di pianificazione: il pediatra valuta strategie e supporti adatti al singolo paziente e accompagna il percorso con continuità, anche nei momenti di ricaduta.
Sovrappeso, obesità e depressione
La relazione tra obesità pediatrica e depressione è meno considerata rispetto alle comorbilità fisiche.
Tuttavia, l’identificazione della depressione è cruciale.
Una meta-analisi del 2019 ha mostrato che i bambini fino a 18 anni con obesità hanno il 32% di probabilità in più di sviluppare depressione rispetto ai coetanei normopeso, con picco al 44% nelle femmine.
I sintomi includono irritabilità, affaticamento, insonnia o ipersonnia, calo del rendimento scolastico, conflitti familiari e cambiamenti di peso.
I fattori di rischio comprendono: storia familiare di depressione, uso di sostanze, traumi, disturbi psicosomatici frequenti, fattori psicosociali e altre condizioni mentali.
Si raccomanda lo screening annuale della depressione a partire dai 12 anni con strumenti validati come il Patient Health Questionnaire-9.
La valutazione dovrebbe includere anche colloqui con il paziente e i familiari per comprendere l’impatto funzionale e rilevare eventuali segnali di rischio suicidario.
