Perché i parti umani sono così difficili

Perché i parti umani sono così difficili

Perché i parti umani sono così difficili? La colpa potrebbe essere dei bambini maschi, e non solo di quelli che camminano in posizione eretta

A cura del Prof. Giorgio Pitzalis

Uno dei maggiori svantaggi della deambulazione bipede negli esseri umani è il cosiddetto dilemma ostetrico.

I bambini che nascono con un cervello grande hanno quindi una testa grande. Devono però passare attraverso un bacino relativamente stretto. Il bacino è conformato per la locomozione bipede.

Si ipotizza che queste esigenze contrastanti abbiano reso il parto umano particolarmente faticoso rispetto a quello di altri mammiferi.

Analizzando i dati sulle nascite di 140 specie, gli autori sostengono che per molti mammiferi, compresi gli esseri umani e i nostri antenati, la nascita di figli maschi è più difficile di quella di figlie femmine.

Questo rischio aggiuntivo potrebbe essere compensato da un vantaggio evolutivo.

I neonati maschi, essendo più grandi, diventano adulti maschi più robusti. Questi tendono ad avere più nipoti. Questo significa che una maggiore quantità di geni della madre viene trasmessa alla prole.

Il parto e il rischio di travaglio ostruito

Ogni giorno, circa 700 persone muoiono di parto in tutto il mondo.

Una delle cause principali è il travaglio ostruito. Spesso è dovuto al fatto che la testa del bambino supera le dimensioni del canale del parto.

Anche i parti che vanno a buon fine richiedono acrobazie fetali. Il bambino deve percorrere lo stretto passaggio dall’utero al mondo esterno.

I bambini, in genere, entrano nel bacino lateralmente. Si torcono e ruotano mentre emergono.

Il dilemma ostetrico

Gli antropologi hanno a lungo ipotizzato che parti così pericolosi si siano evoluti attraverso una lotta tra due esigenze.

Da una parte c’è la necessità di avere un cervello di grandi dimensioni. Dall’altra c’è la postura eretta.

La postura eretta favorisce un bacino compresso in avanti e indietro.

La distocia non riguarda solo gli esseri umani

I parti difficili, tuttavia, non sono una prerogativa esclusiva degli esseri umani.

Uno studio condotto all’inizio di quest’anno ha rilevato che la distocia, ovvero un travaglio prolungato o problematico, è diffusa tra i mammiferi placentati.

Leggi lo studio sulla distocia nei mammiferi placentati.

L’ipotesi del “figlio costoso”

Il ragionamento alla base della loro idea, che hanno soprannominato “ipotesi del figlio costoso”, è che le madri di figli maschi sembrano dedicare più energia allo sviluppo dei loro feti.

Questo porta a bambini più grandi e a una maggiore probabilità di parto ostruito.

La distocia è più comune nei maschi che nelle femmine negli esseri umani e in cinque animali domestici:

  • bovini;
  • bufali d’acqua;
  • pecore;
  • capre;
  • una razza di cavalli da corsa americani.

Lo stesso vale per le antilopi e gli elefanti asiatici in cattività.

Il modello si conferma nei bovini e nelle pecore, anche tenendo conto del peso alla nascita.

Questo suggerisce che, oltre alle dimensioni, potrebbero contribuire anche altri fattori.

Tra questi ci sono le differenze di sesso nella forma e nel comportamento del feto. Questi fattori potrebbero contribuire a far sì che i maschi causino più problemi durante il parto.

Dimensioni fetali ed evoluzione

In generale, nei mammiferi in cui i maschi sono sensibilmente più grandi, i maschi dominanti hanno maggiori opportunità di accoppiamento.

Pertanto, riscontrare differenze di dimensioni tra i sessi che emergono già nella fase fetale, anziché, ad esempio, alla pubertà, avvalora l’ipotesi del “figlio costoso”.

Quei neonati maschi più grandi potrebbero un giorno avere più figli di una figlia.

Ma questo è possibile solo se sia loro che la madre sopravvivono al parto.

Fonte


Science.org – Why are human births so difficult?

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